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Peacekeeping attuale: cosa sta succedendo nel mondo?

Redazione di Redazione
14 Novembre 2024
in Culture resistenti, L'altro mondo possibile, Tempi Moderni
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Peacekeeping attuale: cosa sta succedendo nel mondo?
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Ancora guerra in Asia, Africa ed Europa, ma soprattutto è ancora guerra tra Israele e Libano

Articolo a cura di Francesca Pia Papa

Il peacekeeping delle Nazioni Unite è uno dei più grandi sforzi dell’ONU avente lo scopo di costituire la pace globale: uno strumento efficace per aiutare i Paesi ospitanti a percorrere il difficile cammino che va dal conflitto alla pace. Il mantenimento della pace stessa ha tre punti di forza, tra cui la legittimità, la condivisione degli oneri e la capacità di dispiegare e sostenere truppe e forze di polizia da tutto il mondo, integrandole con forze di pace civili per portare avanti mandati multidimensionali.

UNIFIL

Attualmente le operazioni di mantenimento della pace delle Nazioni Unite sono 11 e sono diffuse in tre continenti: Asia, Africa ed Europa. Ancora oggi le guerre sono diffuse, in particolare tra Israele e Libano; proprio per questo è molto importante soffermarci sull’operazione UNIFIL.

Essa indica l’acronimo di Forza Interinale delle Nazioni Unite in Libano ed è una forza di peacekeeping creata dal Consiglio di Sicurezza nel marzo 1978 per confermare il ritiro israeliano dal Libano, ripristinare la pace e la sicurezza internazionale ed assistere il governo libanese nel ristabilire la sua autorità nella zona. Attualmente se ne parla per le operazioni da parte di Israele in Libano contro Hezbollah, partito politico islamico sciita libanese e gruppo paramilitare, fondato nel 1982 da religiosi libanesi in risposta all’invasione israeliana del Libano.

Con la risoluzione 1701 dell’11 agosto 2006 del Consiglio di Sicurezza, l’UNIFIL deve: monitorare la cessazione delle ostilità; accompagnare e sostenere le forze militari libanesi mentre si dispiegano in tutto il Sud; assistere le forze armate libanesi; assistere il governo del Libano, su sua richiesta, nel garantire, in particolare, la sicurezza delle sue frontiere.

Sale il livello della tensione

Qualche giorno fa, Israele ha attaccato Libano, Gaza e Cisgiordania. Secondo le fonti dell’esercito israeliano, sono stati uccisi circa 50 presunti “terroristi” a Jabalia. La divisione impegnata in quella zona ha intrapreso “combattimenti anche a Beit Lahiya”, arrivando ad espandere le operazioni militari. In Libano, gli attacchi aerei israeliani nella regione di Baalbek e in altre aeree a nord del fiume Litani hanno ucciso circa 60 “agenti di Hezbollah”, tra cui un “lanciarazzi utilizzato in un attacco al centro di Israele, depositi con armi ed infrastrutture”.

Proseguono le ostilità anche sul fronte della striscia di Gaza, dove 6 persone sono state uccise e altre 2 ferite nei bombardamenti contro il campo profughi di Nuseirat.

Secondo alcune fonti del quotidiano libanese al Akhbar, vicino Hezbollah, Israele ha chiesto alle forze Unifil di ritirare i propri movimenti nelle aree a sud del fiume Litani, aggiungendo che gli avvertimenti di Israele potrebbero indicare un’espansione dell’operazione di terra in Libano.

Non sappiamo quanto durerà questo conflitto, né quante vittime ci dovranno essere ancora, ma si spera che, al più presto, si possa arrivare ad un accordo di pace tra Israele e Libano, le due parti coinvolte in questo sanguinoso conflitto, in modo da farlo cessare ed evitare così altre vittime.

Tags: Impronte socialiisraeleonupalestina
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