La violenza sulle donne.
Un fenomeno culturale? Un fenomeno che si verifica in alcune culture piuttosto che in altre? Un fenomeno di degrado sociale? L’istinto primordiale di rivalersi su chi è più debole?
Può darsi. Quelli appena citati sono solo una parte del problema. Questioni che prese singolarmente permettono un’interpretazione parziale. Certo, perché facciamo bene a ricordare in questa giornata celebrativa (dovremmo farlo tutti i giorni però) la condizione delle donne in determinati contesti: le spose bambine in Asia e in Africa, la prostituzione minorile in Thailandia o in Brasile, gli stupri come fenomeno di costume in India, l’infibulazione in alcune realtà islamiche, le torture perpetuate dalla polizia in Cile contro le manifestanti fermate e perchè no, anche le vittime di tratta lungo le rotte dei migranti.
Non dobbiamo dimenticare però che le radici del problema si trovano più vicino di quanto possiamo pensare.
Pensiamo che siccome viviamo un contesto secolarizzato e siccome le donne lavorano perché “non è più come prima”, certi episodi non appartengano più a questa cultura, e invece no. L’anno scorso, nel mio paese si è tenuta una manifestazione in onore di questa giornata. Per l’occasione, tra i relatori c’era una dottoressa responsabile di un centro antiviolenza del paese e l’episodio da lei raccontato non lo dimenticherò mai: la dottoressa riuscì a parlare con il marito di una donna che da lui subiva frequenti violenze. Quest’uomo dichiarò “io che vi devo dire? Quando ero piccolo vedevo mio padre che quando si arrabbiava picchiava mia madre sul letto, ma lei il giorno dopo si alzava e si metteva a fare i servizi”. Un contesto culturale sicuramente scarno, inesistente quasi, ma che ci fornisce uno spaccato del contesto su cui intervenire. A questo sommiamo i fenomeni di degrado, nei contesti in cui c’è violenza derivata da frustrazione, tossicodipendenza, gioco d’azzardo, alcolismo.
Da noi, la matrice è soprattutto culturale. Se pensiamo che le violenze appena citate siano state la prassi all’epoca dei nostri nonni dovremmo rabbrividire. Se pensiamo che quei cari e dolci nonnetti che vediamo in giro, probabilmente avranno anche loro preso a schiaffi la moglie, perché “così si faceva”, perché l’uomo doveva prevaricare. L’uomo poteva urlare addosso alla moglie ma la moglie non poteva fare altrettanto. Il problema è che questo veniva insegnato ai figli, ai nipoti e così via. Allo stesso modo, alle ragazze veniva insegnato che l’uomo era quello che comandava in casa e che loro, in quanto donne, dovevano sottomettersi. Spesso le ragazze venivano date in sposa molto giovani e scoprivano la sessualità in modo brusco e soprattutto non voluto.
La violenza come unico mezzo di persone limitate. Ma la violenza è anche altro: verbale, psicologica, sociale. La donna è ancora oggi vista come mezzo per il sollazzo di maschi machisti e limitati. Se una donna fa jogging in leggings è perché sicuramente vuole attirare l’attenzione ed allora parte la molestia: ci si tocca il pacco, si fanno le avances o peggio. Se una donna gira per strada a notte fonda, allora se l’è cercata. Se un gruppo di donne esce un sabato sera allora vengono viste come le gazzelle dal leone. Se una donna pubblica foto sui social allora vuole la foto del cazzo in chat.
Ultimo ma non ultimo. Sta tenendo bando in questi giorni, l’ennesimo squallido episodio: la tua ragazza ti lascia? Pubblichi il vostro video hard, le sue foto intime, i suoi video privati sui gruppi Whatsapp e Telegram. Questa è la concezione, ma anche questa è una forma di violenza sulle donne, a cui tutti dobbiamo gridare il nostro no. Uomini che fanno questo non arriverebbero mai a pensare che se una donna fa jogging in leggings è perché sono comodi; lo stesso uomo non penserebbe mai che quel gruppo di ragazze vogliono semplicemente godersi un sabato sera tra amiche e non hanno bisogno di “compagnia”. Infine non arriverebbero mai a capire che pubblicare video intimi dell’ex fidanzata, inviati sulla base della fiducia, è un tradimento, è il bollino che certifica il tuo status di pezzo di merda. E in giro ce ne sono tanti.
Comunque quelli citati sono gli aspetti della questione. Ora il dibattito deve incentrarsi sul trovare le soluzioni. Tra tanti episodi di violenza e di cronaca non devono spegnere il coraggio e l’impegno di chi si occupa di questi episodi, delle tante donne che lottano per distruggere il patriarcato imperante. Tante donne che lottano il doppio degli uomini per imporsi nel mondo del lavoro e tante ancora che hanno trovato il coraggio di denunciare mariti violenti e uomini molesti. A questo punto è doveroso un augurio per l’ottenimento di una migliore condizione e la distruzione della disparità di potere nella società. Un miglioramento che può aversi solo con l’educazione nei processi culturali, con la riscoperta e la valorizzazione dei sentimenti e lasciando da parte dichiarazioni di facciata, per fare spazio all’impegno vero.







