Troppi femminicidi in Italia: l’assassino è quasi sempre un parente o un coniuge della vittima. L’origine di questa violenza non è la follia, come qualcuno vorrebbe far intendere, ma una logica patriarcale che ancora pervade la nostra società.
Riceviamo e pubblichiamo, articolo a cura di Yasmine Zarrouk
Il “femminicidio” , dall’inglese femicide , è un termine criminologico introdotto per la prima volta dalla criminologa femminista Diana H. Russell all’interno di un articolo del 1992 per indicare le uccisioni delle donne da parte degli uomini per il solo fatto di essere donne. Dunque , si definisce femminicidio un’ uccisione diretta o provocata, un’ eliminazione fisica e/o annullamento morale della donna e del suo ruolo sociale.
L’orrore subito
In Italia questo fenomeno è molto diffuso ; ogni tre giorni una donna viene uccisa da un marito, da un fidanzato o da un ex- fidanzato. Questa forma di violenza è la causa principale della morte di donne tra i 14 e i 45 anni d’età. Nella maggior parte dei casi il motivo che spinge l’uomo ad agire così oltre , è il non considerare le donne come individui indipendenti e con il diritto di autodeterminarsi, ma come oggetti di assoluta proprietà . L’aumento dei casi di violenza viene spesso attribuito al mutamento del ruolo della donna in questi ultimi anni: l’emancipazione e la libertà vengono vissute dagli uomini come una minaccia alla propria virilità ed al proprio predominio sulla donna. Se prima le donne subivano la forza e la volontà dell’uomo, oggi tale forza è sempre più contrastata. Questi cambiamenti generano nell’uomo un forte sentimento di paura. L’uomo che si rende attore di violenza è spesso un uomo che ha paura della donna perché la sente contrapposta al suo mondo e alla sua ideologia.
Una morte annunciata
La morte di Giulia Tramontano è uno di quei casi che fanno molto rumore. C’è la dinamica del femminicidio a cui ha fatto anche seguito l’occultamento del cadavere. La gravidanza poi , per il suo avanzamento sopra ogni cosa, rende questa morte più grave agli occhi dell’opinione pubblica : se per la legge quello che è morto insieme alla madre era solo un feto, per il mondo era già un bambino in procinto di nascere. Il probabile capo d’accusa a carico di Impagnatiello sarà ,con ogni probabilità – interruzione di gravidanza non consensuale – Tra le reazioni social spicca su Twitter il messaggio di Rita Dalla Chiesa: “A sette mesi un bimbo è già formato, può nascere e diventare adulto. È duplice omicidio. Bisogna portare questo caso in Parlamento per cambiare la normativa. Non è stata assassinata solo Giulia, ma anche suo figlio”.
Governo: approvato il DDL “femminicidio”
Il governo mette a punto un’ulteriore stretta contro la violenza di genere, una vera e propria emergenza che in sei mesi, fa registrare quasi 50 donne morte. Ecco allora il nuovo pacchetto, con un disegno di legge in 15 articoli, approvato dal Consiglio dei ministri, che va ad integrare il Codice Rosso. Alcune delle misure contenute nel DDL contro la violenza sulle donne contengono ,tra gli obiettivi, la velocizzazione dei tempi per l’applicazione delle misure cautelari, con termini stringenti per pubblici ministeri e giudici in modo da dare priorità alla trattazione di processi in materia di violenza di genere e domestica e di rendere specializzati i PM , cercando di assegnare sempre agli stessi i fascicoli riguardanti la violenza sulle donne .Tra le misure previste c’è il rafforzamento del cosiddetto “ammonimento” con convocazione in questura dopo una segnalazione per atti di violenza domestica, cyberbullismo e/ o stalking. Altra norma da segnalare, “l’arresto in flagranza differita” per chi si rende responsabile di maltrattamenti, atti persecutori o violi un provvedimento di allontanamento.
Scarpe rosse > stop alla violenza
Il 25 Novembre è la giornata contro la violenza sulle Donne. In quella data del 1960 venivano uccise tre sorelle eroine che si batterono con tutta la loro forza per la liberazione della Repubblica Dominicana, una lotta che le ha viste spegnersi nelle mani del dittatore Farael Trujillo tra violenza e torture. Un progetto che ha trasmesso un forte sentimento di dolore e di forza, è stato quello lanciato da Elina Chauvet, la quale ha creato un metodo per denunciare al mondo l’orrore che il femminicidio compie quasi quotidianamente e la forza di volontà di denunciare per poter rinascere. Si tratta di “Zapatos Rojas” (Scarpe Rosse): una distesa di scarpe rosse che identificano il numero delle violenze, delle morti e dei maltrattamenti che le donne hanno subito nella loro vita. Ogni paia di scarpe rappresenta una storia di paura ed il colore rosso è stato scelto proprio perché rappresenta il simbolo dell’amore, della passione che viene trasgredito e che spesso si trasforma in male ed in violenza e diventa una trappola mortale .







Complimenti … le donne per le donne …una voce per dire basta.
Articolo chiaro ed esaustivo…bravissima!
Complimenti per la profondità espositiva!
Ottima disamina della questione. Complimenti