Il Natale è una nota dolente per i fuori sede, studenti e lavoratori che vivono al Nord. Il Codacons denuncia rincari del 900% sui voli, mentre il prezzo dei treni aumenta del 30 – 40%.
Il Natale è il momento più atteso dell’anno, specie per chi vive lontano da casa. Si lavora e si studia per un anno intero fuori dalla propria città d’origine e il 22 dicembre non si aspetta altro che prendere un volo o un treno per tornare a casa. Sono decine di migliaia le persone che si mettono in viaggio nel periodo natalizio e, la quasi totalità di loro si muove da Nord verso Sud. Quest’anno però, le cose potrebbero andare diversamente, a causa di un problema su tutti: i rincari. La denuncia del Codacons mostra una fotografia surreale: aumenti del 900% per un volo da Milano a Palermo e del 758% da Roma a Catania. Si tratta di un aumento che sovrasta l’aumento stesso: dal 2023, anno in cui si è registrato un aumento medio dell’80%, i prezzi sono più che triplicati. A farne le spese sono i lavoratori e gli studenti meridionali che vivono al Nord: chi non può anticiparsi nella spesa, finisce schiacciato o è costretto a non poter rientrare in famiglia.
Natale a casa tra i rincari
L’indagine del Codacons prende in esame i prezzi dei voli in partenza dal Nord il 24 dicembre e li confronta con le stesse tratte, però del 13 gennaio. Certo, c’è anche chi, tra le istituzioni, parla di un allarme ingiustificato, perchè basterebbe partire due o tre giorni prima della Vigilia per trovare prezzi più bassi. In realtà basta fare una semplice ricerca sui siti delle compagnie aeree per vedere che i prezzi, seppur lievemente più bassi, restano altissimi.
Anche Altroconsumo rileva una fotografia molto simile della realtà dei viaggiatori in questo periodo: in un’indagine del 2024 ha riscontrato aumenti fino a 11 volte il prezzo della bassa stagione. Il dato peggiora se si tratta di rotte verso Sicilia e Sardegna, tanto è vero che secondo una ricerca di Assoutenti, un volo andata e ritorno Milano Linate – Catania, arriva a costare più di 800 euro.
Stesso discorso dicasi per i treni: un viaggio andata e ritorno Milano – Napoli, può costare anche 280 euro nel periodo natalizio. Se si mette a confronto un viaggio sulla stessa tratta, ma a gennaio 2026, il prezzo arriva a 98 euro circa: una differenza di prezzo del 185%. Il risultato? Per molti, tornare a casa è un diritto irrinunciabile e molti, pur di farlo, riducono il proprio budget per i mesi a venire, o addirittura, chiedono prestiti per poter viaggiare.
Il peso del Natale
Il peso di questa stangata natalizia preme molto di più sugli studenti fuori sede e sui lavoratori che vivono al Nord. Spendere 500 euro da Torino a Palermo in aereo e 300 da Milano a Napoli sta diventando sempre più una tendenza del mercato, giustificata spesso con l’aumento della domanda. In realtà, l’aumento presunto di persone in viaggio non è sufficiente, da solo, a spiegare rincari così sproporzionati, i quali rimangono ingiustificati.
Tutto lascia pensare infatti, che si tratti di una speculazione a danno dei cittadini. Ciò che viene meno è il diritto alla mobilità, che si trasforma inevitabilmente in un lusso che possono permettersi in pochi. Ciò che sorprende però è la quasi totale assenza di un dibattito pubblico-istituzionale sul tema: un vuoto che lascia spazio libero alle compagnie che approfittano del momento. Come se tutto ciò fosse normale. Ma è davvero normale che un volo da Torino a Catania costi quasi 500 euro, mentre un volo per l’estero costi molto meno?
Sono domande che prima o poi andranno messe sul banco. Ad essere colpiti maggiormente sono i soggetti meno abbienti; a fare delle rinunce sono i lavoratori precari e talvolta gli studenti. In questi casi, l’assenza di tetti massimi ai prezzi è determinante; l’assenza di trasparenza e di prezzi calmierati per un fenomeno quale quello dei meridionali che tornano a casa per le feste – che è risaputo – avviene ogni anno, appare come qualcosa di voluto per fare profitto a danno degli utenti.
La frattura sociale
Il rincaro dei prezzi ci mostra ancora una volta un’Italia divisa in due. Come se non fosse abbastanza acclarato il fatto che il flusso di lavoratori e studenti è praticamente unidirezionale da Sud a Nord, è chiara anche la difficoltà che queste persone devono affrontare. Lontane da casa, costrette ad affrontare sfide come il caro affitti e il lavoro, il cui reddito spesso non consente di coprire le spese per la sopravvivenza. A questo si aggiunge l’aumento dei prezzi quando si vuole raggiungere casa durante le feste, a Natale come a Pasqua.
Questo porta inevitabilmente ad una frattura sociale perchè l’aumento non colpisce tutte le categorie allo stesso modo. Da ciò emerge la necessità, già sottolineata dai consumatori, di una risoluzione del problema a livello strutturale. Talvolta, non considerare un dato che mette in difficoltà i cittadini e favorisce i pochi, creando differenze, è una questione di scelte politiche.







