L’11 e il 12 dicembre, si è tenuta l’assemblea del Coordinamento Nazionale delle Comunità Accoglienti (CNCA). Al centro dell’incontro: il tema della Pace come forma di disobbedienza e il tema della cura come forma di Resistenza.
L’incontro del CNCA ha avuto luogo a Spello, nella due giorni dell’11 e 12 dicembre. Il piccolo e suggestivo borgo umbro ha ospitato associazioni, cooperative sociali ed enti del terzo settore, membri del Coordinamento, per discutere di tematiche importanti.
Un’occasione di confronto e di incontro per tutte le comunità che fanno parte del coordinamento. Attività che, dopo lo stop degli anni precedenti possono rivivere assieme al piacere di ascoltarsi dal vivo. Ci sono stati vari tavoli di confronto: sulla Pace, sulla cura come forma di resistenza, sul cosa significhi fare informazione oggi e sul ruolo della politica.
Temi centrali di questa ultima assemblea sono stati la Pace: in un fragile momento dove questa parola tanto abusata nel tempo diviene utopistica ed in contraddizione con la corsa al riarmo di tutti gli stati europei e non, la disobbedienza, intesa come possibilità di “uscire fuori” dagli schemi di ordini pre-costituiti, nel lavoro sociale e nella vita, e l’indignazione per tutto ciò che ormai quotidianamente accade e che non scuote la coscienza collettiva ma diventa solo un di più da aggiungere a quell’ammasso di notizie, informazioni dalle quali siamo quotidianamente invasi e pervasi.
Diversi giornalisti si sono interrogati alla luce dei grandi fatti di cronaca degli ultimi tempi dell’importanza di fare informazione oggi, dell’importanza di raccontare le voci degli ultimi e anche delle modalità utilizzate per fare informazione. Su questo tema è intervenuto il giornalista Ivan Grozny Compasso che ha focalizzato l’attenzione su come sia stata comunicata la situazione di Gaza, ad esempio. Dal quadro illustrato dal giornalista emerge il ruolo determinante della disinformazione nella formazione delle coscienze, ma vengono fuori anche i modi giusti per cercare informazioni corrette.
Sempre di informazione si è parlato nel laboratorio “disarmati nei conflitti e nell’economia ” di Paolo Cattaneo e Giulio Marcon. Si è discusso dell’importanza dell’informazione sul tema dei conflitti. L’attenzione è stata focalizzata su quanto si spende nella costruzione delle armi e sul fatto che, con quei soldi si potrebbero costruire ospedali, acquistare ambulanze, migliorare la sanità del nostro paese.
Le grandi testate giornalistiche non fanno più informazione pura e libera ma raccontano sempre il punto di osservazione della classe dirigente del giornale di appartenenza, non a caso tutti gli interventi del CNCA sono stati fatti da giornalisti freelance che rivendicano l’importanza di andare a caccia della notizia e delle fonti in territori lontani, deserti, sconosciuti e martoriati da genocidi e guerre.
Nel pomeriggio si sono tenuti diversi laboratori di incontro delle varie realtà presenti al summit, ascoltando la voce di Roberto Malinconico che racconta la sua esperienza di lavoro sociale durante il tavolo “cura come resistenza”, hanno poi preso parola tutti i responsabili e raccontato a loro volta le difficoltà di un lavoro sociale che ha a che fare con un capitale umano che non è mai facilmente plasmabile e contenibile secondo i ristetti tempi della burocrazia.
Non sono mancati momenti di riflessione e di ricordo, come quello in cui è stato steso un enorme telo, contenente i nomi di tutti i bambini uccisi a Gaza durante il genocidio perpetrato dall’esercito israeliano, ancora in corso. Le dimensioni del telo come simbolo delle dimensioni del disastro umanitario, hanno sicuramente creato suggestione tra i presenti e dato vita ad una serie di riflessioni interessanti.

Tutti insieme ci siamo chiesti: “cosa significa avere cura?”, abbiamo raccontato ed ascoltato le diverse modalità dell’aver cura, dello stare nella relazione e del costruire facendo insieme all’Altro.
L’importanza della relazione pura e sincera declinata nell’aver cura dell’altro attraverso non grandi gesti eclatanti ma attraverso la semina di piccoli gesti che possono rappresentare grandi possibilità di relazione per l’Altro.







