Ad oggi la competizione tra Stati Uniti e Cina si può dire che sia stata eclissata da una questione più delicata, il conflitto russo-ucraino. L’eclissi però non è da intendersi come una messa in disparte di un problema estremamente importante per l’equilibrio dell’ordine internazionale.
Riceviamo e pubblichiamo, articolo a cura di Maria Rosaria Massa
Vivere in un mondo globalizzato vuol dire anche avere a che fare con relazioni tra paesi così strette, e talvolta contorte, che risultano difficilmente analizzabili. La Cina e gli Stati Uniti sono stati, e sono tutt’oggi, i protagonisti dell’ordine internazionale. Due paesi, uno al comando del “mondo occidentale”, l’altro al comando del “mondo orientale” e che dall’inizio del XXI secolo competono per la supremazia nel sistema internazionale. Nello studio delle relazioni internazionali, lo storico liberale Niall Ferguson, afferma che la compresenza di questi fattori (investimenti diretti esteri, cooperazione in ambito monetario e creazione di catene produttive transnazionali) ha dato vita ad una relazione così integrata da generare una chimera definita Cinemerica. Dunque, Cina e America in base a quanto affermato non potrebbero mai andare in guerra tra di loro essendo i motori della domanda e dell’offerta del sistema economico globale.
Fattori di conflittualità e integrazione nell’ordine internazionale
Sicuramente l’approccio liberale nello studio delle relazioni internazionali guarda l’ordine internazionale con un occhio ottimista. Al contrario, l’approccio realista afferma che l’ascesa di una grande potenza crea timore nell’egemone e conduce, nella grande maggioranza dei casi ad un conflitto. Spesso i realisti, per confutare la loro tesi utilizzano la Guerra del Peloponneso, tra Atene e Sparta, che racchiude l’essenza di quella che il realista Graham Allison ha chiamato La trappola di Tucidide. Sicuramente l’approccio liberale è di per sé ottimista ma tiene chiaramente in considerazione quelli che sono i fattori di conflittualità e che potrebbero frenare il progresso di integrazione che sta coinvolgendo la Cina all’interno dell’ordine internazionale. Processo di integrazione che secondo Ikenberry, deve garantire una convivenza pacifica e favorire un’integrazione commerciale sempre più forte. Questi fattori di potenziale conflittualità sono, la natura non democratica del sistema politico cinese e il mancato rispetto dei diritti individuali in Cina.
La questione economica
Negli ultimi due decenni la Cina è stata la protagonista di una crescita economica senza precedenti e che ha sicuramente avuto un grande impatto sull’sistema internazionale. Si può dire infatti che la Cina sia il primo paese esportatore al mondo. Ciò, infatti, fa riflettere in merito ai problemi sorti durante i primi anni della pandemia da Covid-19. Anni nei quali a livello mondiale scarseggiavano dei pezzi molto importanti per la produzione di macchine, macchinari e oggetti elettronici. Pezzi che provengono dalla Cina, prima produttrice mondiale. Ma nonostante il grande potere cinese, gli Stati Uniti sono ancora i primi al mondo soprattutto per quanto riguarda la produzione degli armamenti, fattore importante per la sicurezza ma anche per l’economia del paese, avendo un grande impatto sul PIL. Ma questa primazia sarà duratura o scardinata dalla forza cinese?
Il futuro dell’ordine internazionale
La competizione sino-americana sarà al centro della politica internazionale ancora per molti anni e per comprenderne gli sviluppi recenti e fare delle previsioni future bisogna comprendere la complessità della sfida cinese, analizzandone i rischi e le opportunità che essa rappresenta per il mondo. Sicuramente uno studio superficiale non permette di comprendere a fondo la situazione e rischierebbe di focalizzarsi solo su alcuni aspetti piuttosto che altri, tralasciando l’importante carattere complesso e multidimensionale dell’interazione tra la Cina e gli Stati Uniti, e di queste due potenze con il resto del mondo. Alcune delle previsioni fatte fino ad ora vedono la Cina come la prossima superpotenza mondiale, una potenza revisionista e con valori e tradizioni che fino al momento della sua futura imposizione non hanno mai fatto parte del mondo che conosciamo e che potrebbero sicuramente avere un forte impatto sulla popolazione mondiale. Una Cina economicamente più forte degli Stati Uniti ma con una abilità di persuadere, convincere, attrarre tramite la propria cultura (soft power) sicuramente più basso rispetto al suo concorrente che ormai da decenni domina il mondo.






