Riceviamo e pubblichiamo: articolo a cura di Rino Malinconico
Vorrei invitare a guardare con fiducia il parziale “passaggio di fase” che la manifestazione romana del 5 novembre, sia pure per il rotto della cuffia (la manifestazione è stata davvero grande, ma non ancora imponente come il contesto tragico dell’oggi richiederebbe) potrebbe determinare qui in Italia.
In particolare, poiché i numeri del corteo pacifista sono stati chiaramente positivi, si può sensatamente sostenere che il suo obiettivo essenziale abbia avuto una prima concretizzazione, e cioè che si è #incrinato (purtroppo non possiamo ancora dire #sconfitto) il monopolio bellicista del dibattito politico-culturale e dello spazio pubblico delle opinioni.
Il risultato
È questo il risultato che dovremmo puntualmente difendere e implementare nei prossimi giorni. E la possibilità di riuscirci c’è tutta, poiché già nella stessa giornata del 5, attraverso un serrato contenzioso sui numeri del corteo, il fronte bellicista è stato costretto a indietreggiare visibilmente.
Oggi come oggi, dopo la desertificazione degli spazi urbani nella fase acuta della pandemia di Covid, 100mila e passa persone in Piazza costituiscono, per l’insieme delle classi dirigenti belliciste del nostro Paese, il problema vero.
Non a caso, sempre nell’immediatezza della giornata del 5, TV, giornali e Questura ci hanno provato a barare sui numeri, dicendo che si trattava, tutt’al più, di 30mila, massimo 50mila persone.
Ma già in serata, per l’establishment – di fronte al dato incontestabile, riportato da tutte le agenzie, della testa del corteo a Piazza San Giovanni e della gran massa ancora impossibilitata a muoversi da Piazza della Repubblica, e con le foto, altrettanto incontestabili, di Piazza San Giovanni strapiena -, proprio i numeri si rivelavano poco “malleabili” e difficili da abbassare oltre una certa soglia.
Così, quantomeno il Tg3 e La7 hanno dovuto rapidamente aggiustare il tiro, parlando di “Almeno 100.000 persone”, pur segnalando, a ogni buon conto, che ” Il dato ufficiale indica almeno 60 mila persone “.
Ovviamente sul “dato ufficiale”, e cioè sulla nota della Questura di Roma (che però pure aveva dovuto in fretta e furia cambiare tono, poiché il suo primo comunicato diceva seccamente “30mila persone”) si sono attestati molti dei media bellicisti; ma già dal 6 in poi il numero di 100mila ha prevalsi di gran lunga sui giornali e sui social.
E non è affatto necessario che i pacifisti si accaniscano ad andare oltre quella cifra (come pure si potrebbe fare, non per indulgere al gioco stupido della moltiplicazione fantasiosa delle cifre, che pure è stato finora un cattivissimo vezzo, anche a sinistra, degli organizzatori di cortei e manifestazioni, ma proprio per genuino amore di verità).
Conclusioni
Noi dovremmo essere, invece, soprattutto capaci di mantenere in ogni specifico territorio il livello ampio di partecipazione della giornata di Roma, puntando a arricchirla di contenuti specie in direzione del nesso tra pace e giustizia sociale, e ponendo il tema della necessità urgente di passare dalle semplici opinioni all’agire attivo di tutte e tutti.







Caro Rino, condivido pienamente la tua riflessione
Raffaele