La vita del giovane Willy Monteiro Duarte si è interrotta il 6 settembre 2020, un anno fa. Anzi, è stata interrotta. Willy è stato ucciso a calci e pugni da 4 energumeni che si sono accaniti su di lui, anche quando era ormai esanime. Un ragazzo semplice e solare, che era intervenuto per difendere un amico in difficoltà: affronto troppo grande per quei 4 prepotenti, abituati a risolvere e creare controversie, a suon di botte. Quei quattro diventeranno gli assassini di Willy, ma la sua morte ha smosso qualcosa nella coscienza degli italiani, ed il suo intervento in favore dell’amico, è un esempio per tutti.
Chi era Willy Monteiro Duarte
Un giovane cuoco, di 19 anni appena. Questo era in sostanza Willy Monteiro Duarte. Nato in Italia, ma originario di Capo Verde, a tutti gli effetti cittadino italiano. Willy viveva a Paliano, in provincia di Frosinone, ed era un ragazzo normale, con tanti sogni e tante ambizioni: la sua era quella di divenire uno chef importante, e per questo lavorava già nelle cucine. Gli amici lo descrivono come estremamente solare e gentile, dolce e pieno di amicizie; un ragazzo per bene e ben educato. Era molto legato anche alla famiglia, al papà, alla mamma e alla sorella. Willy poi, amava il suo lavoro, e di sera lavorava come cuoco in un ristorante della zona. Anche quella sera, tra il 5 e il 6 settembre, Willy aveva lavorato. Aveva appena terminato il turno e decise di recarsi a Colleferro, comune in Provincia di Roma, dove lo attendevano gli amici di sempre, in piazza Oberdan.
I fatti della notte tra il 5 e il 6 settembre
Willy si trovava con gli amici all’interno di un noto pub sito in piazza Oberdan, quando un ragazzo, Mario Pincarelli, cominciò ad infastidire in modo molesto, una delle ragazze del gruppo di Willy. Il solito: commenti ed apprezzamenti non richiesti. La cosa ha fatto nascere una discussione che ha visto da una parte i ragazzi del gruppo e dall’altra Mario Pincarelli e Francesco Belleggia. Quest’ultimo poi, sferrò un pugno ad uno degli amici di Willy, ma la cosa sembrava essere finita lì. I due aggressori si erano spostati in piazza, ma anche l’altro gruppo. Proprio mentre si riaccendeva la discussione, da un Suv giunto a tutta velocità, scendono i due fratelli Gabriele e Marco Bianchi, esperti di MMA e noti picchiatori della zona, chiamati in causa da Pincarelli e Belleggia. I due, visibilmente alterati, hanno cominciato a picchiare come delle furie impazziete, chiunque gli si trovasse a tiro, generando il panico nella piazza. Willy, giunse sul posto per aiutare l’amico in difficoltà e sottrarlo al pestaggio ma i 4 aggressori lo hanno assalito brutalmente, calci al petto e pugni. Una violenza inaudita: continuarono a picchiarlo, anche quando era ormai a terra esanime. Per lui non ci fu nulla da fare: aveva tutti gli organi lesionati e morì il 6 settembre 2020. Nel frattempo gli assassini si diedero alla fuga.
L’arresto
Gli assassini di Willy erano già noti nella zona di Colleferro. Non era la prima volta che davano sfoggio della loro prepotenza, andando in branco ad aggredire chiunque facesse una cosa a loro non gradita. Bastava uno sguardo di troppo, uno sfioramento tra la folla, per ritrovarsi massacrati di botte da questi elementi. Ad ogni modo i 4 si rifugiarono ad Artena, il paese in cui vivevano, nel locale del fratello maggiore dei Bianchi. Le forze dell’ordine non faticarono ad individuarli: i due erano conosciuti e con l’aiuto dei numerosi testimoni e delle foto della targa del Suv, riuscirono a trovarli in breve tempo e ad arrestarli. Quei 4 balordi sono stati assicurati nelle mani della giustizia e tutti, ad eccezione di Belleggia che si trova ai domiciliari, sono attualmente in carcere. L’accusa a loro carico è omicidio volontario, per il quale la pena che potrebbe scattare è quella dell’ergastolo. Sicuramente la situazione più grave è quella dei fratelli Bianchi, a carico dei quali, oltre all’omicidio di Willy, sono emerse decine di denunce per pestaggi e aggressioni simili. I due inoltre, sono anche indagati per lo spaccio di cocaina nelle zone del frosinate. Tuttavia, nonostante le numerose denunce, non avevano mai visto il carcere.
Willy Monteiro Duarte: quella morte che ha commosso l’Italia
L’immagine del giovane cuoco, piccolo e magro, intervenuto in difesa di un amico, e per questo ammazzato di botte, ha fatto il giro dell’Italia. L’opinione pubblica tutta, ha espresso commozione per il giovane ed un accorato cordoglio alla famiglia, cui Willy era molto legato. La stessa famiglia che segue con assiduità l’iter processuale nei confronti degli assassini di Willy, in attesa e nella speranza, che la sentenza dia quantomeno giustizia alla vicenda. La morte di Willy ha scosso praticamente tutti: Giuseppe Conte, all’epoca Presidente del Consiglio, propose di introdurre pene più severe per il reato di rissa, mentre il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha conferito alla memoria di Willy Monteiro Duarte, la Medaglia D’Oro al Valor Civile. L’impegno di Willy, nel salvare l’amico dalla furia assassina di 4 balordi gli è costata la vita, e questo vale una medaglia. Oggi, ad un anno esatto dalla morte, ricordiamo l’esempio di Willy, ci indica che non bisogna mai arrendersi alla prepotenza, ma che questa va combattuta con l’arma della legalità.






