A Mondragone continuano ad aumentare i contagiati dal Covid-19. Il numero di positivi sembra aggirarsi intorno ai 60, ma sembra tristemente destinato a salire. Il comune casertano, tuttavia non è zona rossa, lo è solo una zona ristretta: i palazzi Ex-Cirio, 5 palazzi di dieci piani, occupati perlopiù da braccianti stranieri. Gli edifici in questione erano perlopiù abbandonati ed esposti al degrado, ma da anni costituiscono la dimora per lavoratori sfruttati delle nostre campagne. Una situazione, per sua stessa definizione precaria, la cui problematica si acuisce con il contagio da Coronavirus, che rappresenta solo l’ennesimo problema degli inquilini delle cinque palazzine mondragonesi. La delimitazione della zona rossa, da parte delle autorità, ha fatto scattare la rabbia di chi vive quella situazione, una rabbia sfociata in una protesta che ha varcato il limite della zona rossa.
La tensione con i residenti non si è fatta attendere: decine di persone si sono ammassate nei pressi delle palazzine chiedendo l’intervento delle autorità. Non sono mancati episodi di violenza e scontro fisico tra i bulgari ed i residenti, con le forze dell’ordine locali che hanno fatto il possibile per ripristinare l’ordine. i momenti di scontro, sembrerebbero dovuti a vecchie tensioni di carattere etnico, ma anche alla solita logica del “noi contro loro” che storicamente non porta mai a nulla di buono. A questo punto, la cosa che sarebbe importante capire è: chi sono gli abitanti delle palazzine Ex-Cirio? Vengono dalla Bulgaria, precisamente da Silven, una località dell’entroterra, molto distante da Sofia. Si tratta di braccianti che vivono da anni in quegli appartamenti di Mondragone; si tratta di quelle braccia di cui tanto avevano bisogno i proprietari terrieri, in quanto si tratta di braccia a basso costo, assolutamente precarie e senza alcun tipo di regolarizzazione. Costoro lavorano la terra. Nella zona di Caserta, sembra che la paga sia di 4€ l’ora, per gli uomini ovviamente. Si, perché nella logica dello sfruttamento, queste donne vengono pagate anche 1€-1,5€, mentre i minorenni anche 0,75€ all’ora.
Queste persone, durante la protesta hanno evaso la zona rossa, alcuni sono scappati, stando alle dichiarazioni del Governatore De Luca, verso la Piana del Sele, nel salernitano. Di certo il motivo della fuga non è attribuibile ad una vacanza o ad una mancanza di volontà di sottostare alla quarantena, quanto piuttosto un’esigenza lavorativa. Per questi braccianti con paghe da fame, infatti, una quarantena durante la quale è impedita ogni attività lavorativa, non gli consentirebbe di avere di che sfamarsi. Non possono fermarsi nemmeno un giorno, perché non hanno accesso a nessuna misura di sostegno, nessuna tipologia di aiuto. Lo stato, i comuni, infatti, hanno predisposto durante il lockdown, un sistema di aiuti alimentari per coloro che, con la dovuta documentazione ne avessero fatto richiesta. Un sistema quindi inaccessibile per i lavoratori “irregolari” che per le anagrafe dei comuni, talvolta non esistono nemmeno.
Manca il cibo per prima cosa, ma è mancata anche la comprensione. La comprensione dei problemi dell’altro, che viene invece individuato come il nemico da scacciare. L’incomprensione, quel sentimento da cui scaturisce l’odio, alimentato da qualche politico sciacallo che preferisce aizzare quella parte di popolazione che, coadiuvata da sciacalli, ritiene che la causa dei propri problemi, risieda nel “diverso” di turno. Il Coronavirus però, ha svelato più cose di quanto si potesse credere. Con questo focolaio mondragonese, ma anche con tutte le situazioni di focolai accesisi in situazioni di precarietà in giro per il mondo, ci si è resi conto della profonda disuguaglianza che attanagli il genere umano, e che quindi, bisogna ripensare davvero il mondo da capo.
A Mondragone invece, nessun politico e nessun governatore ha speso una parola sul vero problema che attanaglia i braccianti bulgari, quel problema costituito da un sistema criminale che specula sfruttando queste persone, facendo profitto a loro discapito. Uomini donne e bambini, vivono ammassati nelle palazzine Ex-Cirio,viaggiano stipati nei furgoncini e dormono in locali affollati. Il contagio in queste condizioni è inevitabile. Bisogna porre la dovuta attenzione al lavoro nei campi, con strategie contro il caporalato ed in funzione di una reale regolarizzazione dell’attività lavorativa dei braccianti, per restituire loro dignità e sicurezza.






