Lavorare in comunità espone l’individuo ad una dualità o, meglio, ad una molteplicità che lo accompagnerà per tutta la vita.
A cura di Teresa Belli
É difficile da spiegare a chi non conosce il mondo di quella che io definisco “vita di comunità”, che cosa significa appartenere inevitabilmente a due luoghi, due famiglie, due strade di casa, due giardini.
Difficile spiegare che si sa quale sveglia suonerà prima la mattina, riconoscere l’ennesimo codino lasciato in giro, sapere di chi è la tazza lasciata non lavata nel lavandino, di chi sarà il primo “buongiorno” e l’ultima “buonanotte” di una casa abitata da circa 8/10 persone.
É strano spiegare a chi è estraneo che durante le feste natalizie ci si sente sempre un po’ tristi perché, se anche si è con la propria famiglia in realtà si è lontani dall’Altra Famiglia. Questo senso di dualità contrastante accompagna inesorabilmente tutti gli aspetti della propria vita.
È difficile spiegare agli estranei, che si conoscono tutti i segreti di una casa non propria, tutti i punti deboli e di forza di tutti gli abitanti di quella casa. Che spesso si cucina, si canta in macchina, si ride, si piange, si litiga su quello che dovrebbe essere il proprio luogo di lavoro.
Chi non è addetto ai lavori, non ha idea di che cosa significhi fare un lavoro di squadra per un gruppo di operatori per crescere, educare, guidare ed accompagnare degli adolescenti o pre- adolescenti verso la vita adulta.
In una famiglia la coppia genitoriale si è in qualche modo, forse anche temporaneamente scelta, lo stesso non si può dire per il gruppo degli operatori ognuno presente in quello stesso gruppo per motivi diversi, con una storia, dei valori, un carattere e un sistema valoriale completamente diverso. Eppure a questo gruppo di individualità incrociate è demandato un difficile compito: incontrarsi per guidare e supportare l’Altro.
Inevitabilmente anche i colleghi diventano parte della tua vita, del tuo privato, sono supporto, sostegno e guida nei momenti di sconforto o di difficoltà, accompagnamento verso i momenti di gioia.
In comunità non si è mai soli, non si è mai invisibili, bisogna sapere che dal momento in cui si è varcata la porta ci saranno 16 vivi occhi pronti a scrutarti, testarti e seguirti in tutti i tuoi movimenti in tutte le tue mosse.
Inevitabilmente i diversi mondi collideranno, ti ritroverai ad ascoltare la musica di un cantante che non avresti mai immaginato possibile solo perché ti ricorda una persona, ti ritroverai la casa invasa di oggetti che ti ricordano ognuno degli abitanti di quel luogo e inevitabilmente sarà lo stesso per te!







