Lo stato di salute dell’ambiente in Campania: tra consumo di suolo e polveri sottili, si solleva l’allarme di ambientalisti e società civile. In ballo c’è la salute di milioni di cittadini.
La Campania non è più “Felix” da tanti anni, ormai. La quotidianità di circa 5 milioni di persone è accompagnata dall’imminente rischio di una crisi ambientale senza precedenti. Colpa di due fenomeni principali: le polveri sottili ed il consumo di suolo. La regione è già nota per i suoi problemi con l’inquinamento: era già finita sotto i riflettori durante la crisi dei rifiuti (1994 – 2010), quando i cumuli d’immondizia venivano dati alle fiamme ai bordi delle strade, quando venne coniata la triste dicitura “Terra dei Fuochi”. Del fenomeno dei roghi tossici si è parlato tanto e si torna a parlare periodicamente, ma nulla o quasi si racconta in merito ad altri due fenomeni, “legali”, che pure inquinano molto: il consumo di suolo e le polveri sottili.
Due fenomeni a confronto
Le polveri sottili e il consumo di suolo sono due aspetti che spesso vengono accomunati, ed entrambi risultano estremamente preoccupanti. D’altronde le polveri sottili sono diretta conseguenza di attività antropiche come gli spostamenti in auto e l’accensione di stufe e camini; dunque se in un dato territorio si consuma più suolo, vuol dire che ci saranno più case o fabbriche, quindi più persone e più automobili, il che vuol dire inevitabilmente, più polveri sottili. In Campania questa accoppiata è ben visibile se si confrontano i dati di ARPAC, Legambiente e Regione Campania. Il quadro che ne deriva indica risultati preoccupanti.
Qualità dell’aria in Campania
“Il 99% dei comuni in Campania non rispetta i valori suggeriti dall’OMS”. Così inizia il report di Legambiente del 2022 che, tenendo presente i parametri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sui limiti di PM10, PM 2,5 e NO2, denuncia una situazione in cui, praticamente tutta la Campania, sfora nel quotidiano. Maglia nera alla provincia di Napoli, la più congestionata, caratterizzata da una grandissima densità abitativa (2672 ab/km²). In particolare, nel report del 2022, i dati peggiori arrivano dai rilevatori di San Vitaliano (46 µg/mc), Volla (41 µg/mc) e Pomigliano d’Arco ( 38 µg/mc), comuni compresi in un’area di circa 20km, abitata da oltre 200.000 persone.
L’OMS suggerisce per ognuna delle tre polveri sottili i seguenti limiti: 5 microgrammi per metro cubo (μg/mc) per il PM10, 5 μg/mc per il PM2.5 e 10 μg/mc per l’N02. Tali valori dovrebbero rispecchiare però una media annuale. In Campania invece c’è un problema cronico con le polveri sottili, dato che tutti i comuni fanno registrare un ripetuto sforamento di questi limiti e in molti comuni, anche per molti giorni di fila.
Stando a quanto si rileva dai dati, il problema polveri sottili è strettamente collegato alla densità abitativa; a riprova di ciò, il fatto che tra i comuni con l’aria migliore ci siano quelli meno abitati, come Ottati, 600 abitanti in provincia di Salerno e Pratella, 1.500 abitanti in provincia di Caserta.
Inquinamento in Campania: è record europeo
Nel 2022 la Campania avrebbe stabilito una sorta di record europeo; questo è quanto affermato in un comunicato stampa dall’ISDE Associazione Medici per l’Ambiente, formata da specialisti che si battono per sottolineare le conseguenze dell’inquinamento ambientale sulla salute umana. La relazione stilata dai medici all’inizio del 2023 aveva l’intenzione di sfidare quelli che vengono considerati dati ufficiali perché prodotti da agenzie riconosciute. Secondo l’ISDE infatti, il comune più inquinato da polveri sottili in Italia Volla, con 106 sforamenti in un anno. I Medici per l’Ambiente hanno rilevato anche che nella conca Nolana-Acerrana-Aversana, gli sforamenti nel solo 2022 sono stati oltre 100 e questo incide molto su quella che viene definita “mortalità evitabile”.
Il consumo di suolo: la piaga dello sviluppo
Per consumo di suolo si intende la perdita di una risorsa ambientale, dovuta all’occupazione di una superficie naturale. Tale superficie è “non consumata” quando resta naturale, e diventa invece “consumata” quando viene coperta artificialmente dall’uomo. In parole povere, si ha consumo di suolo quando i terreni vengono destinati alla cementificazione, a nuovi edifici abitativi, commerciali o capannoni industriali. L’Italia ha un problema molto serio con questo fenomeno: mentre in Europa si smantellano le fabbriche, si creano parchi urbani e città sostenibili, in Italia l’edilizia è ancora un punto saldo dell’economia.
Il rapporto ISPRA 2022 delinea un quadro drammatico: 21 ettari consumati al giorno. Anche in questo caso, il primato appartiene alla Campania. Il dato è destinato ad aumentare e, ad avere la peggio, è di nuovo l’Area Metropolitana di Napoli. Tra i primi 10 comuni con più consumo di suolo in Italia, 7 sono campani e 3 lombardi. Primo posto per il comune di Casavatore che ha consumato ormai l’85% del suo territorio in cemento e palazzoni. Seguono Arzano e Melito di Napoli con rispettivamente il 78,9% e il 76%. Questo dato, va detto, è influenzato anche dalla forte presenza di edilizia illegale, che secondo alcune stime ha visto in Campania, il sorgere di 60.000 case abusive, circa 9 milioni di mq.
Si tratta quasi sempre di una crescita veloce e soprattutto disordinata, che non tiene conto della perdita di suolo agricolo e di aree verdi, ma nemmeno della reale esigenza abitativa: spesso si costruisce per scopi economici e politici. Inoltre non si tiene conto neanche delle conseguenze, ormai evidenti che il fenomeno ha in termini di dissesto idrogeologico e di perdita di suoli fertili. In Campania, abusivismo edilizio e concessioni legali agevolate hanno favorito una moltiplicazione delle abitazioni, che a poco a poco hanno rosicchiato centinaia di ettari di verde. Il danno per l’ecosistema è praticamente incalcolabile e le ripercussioni sulla vita degli abitanti sono immediatamente visibili con gli smottamenti e le frane che il cemento non contiene.
Polveri sottili e consumo di suolo: Perchè in Campania?
Come già detto, i due fenomeni sono strettamente correlati. Negli ultimi anni, i comuni intorno alla città di Napoli hanno registrato una crescita demografica spaventosa, dovuta prima all’edilizia popolare post terremoto del 1980, e poi alla fuga dei napoletani dal capoluogo, attratti da terreni edificabili a prezzi ragionevoli in quelli che una volta erano paesini alle porte di Napoli. La crescita disordinata ha dato vita a comuni piccoli per estensione territoriale, ma giganteschi per numero di abitanti.
Questo ha dato vita al cosiddetto fenomeno dei quartieri dormitorio, con risvolti negativi anche in termini sociali. Tutto ciò, associato ad abitudini personali e alla scarsa presenza di una rete di mezzi pubblici efficienti, favorisce anzi obbliga i residenti all’utilizzo di automobili. Le strade congestionate, fumose e caotiche, appartengono alla quotidianità in tutto il mondo, ma in Campania sono tipiche anche dei comuni periferici. L’inquinamento dell’aria è praticamente una diretta conseguenza della crescita demografica.
Cultura e politica
Dunque perchè in Campania? Una minima parte della responsabilità è attribuibile anche a fenomeni culturali, per i quali un terreno incolto è ritenuto uno spreco perché ci si potrebbe costruire. Lo stesso dicasi per l’utilizzo dell’automobile, ritenuta ancora un vero e proprio status symbol. Il tutto si traduce in cattive abitudini che contribuiscono a generare il problema, è vero. Ma ciò non basta a spiegare. Oltre al discorso culturale, c’è la politica a detenere una parte consistente della colpa. Storicamente il tema dell’edilizio è moneta di scambio elettorale: da decenni, i politici di turno si prodigano in comizi in cui ergono l’edilizia come strumento risolutivo di qualsivoglia crisi. Il modello che ne deriva serve solo agli interessi di pochi e non all’innalzamento del benessere collettivo.
Stando ai numeri impressionanti relativi al consumo di suolo, la cementificazione è a tutti gli effetti un’emergenza nazionale. Peccato che non sia considerata tale. Ovunque sorgono ancora palazzi, poli industriali, capannoni e megastore, che finiscono circondati da rotonde, svincoli e raccordi. E sia chiaro, la speculazione non ha risparmiato nemmeno i parchi e le aree protette.
Conseguenze delle polveri sottili: cosa rischiamo
Le conseguenze in merito alle polveri sottili si riscontrano nei rischi per la salute. Assunte dal nostro corpo tramite inalazione hanno conseguenze immediate come irritazione di occhi, naso e gola, ma anche problemi respiratori, mal di testa e spossatezza. La lunga esposizione a PM10, PM2,5 e N02 può provocare effetti ancora più gravi; gli studi dimostrano una diretta correlazione tra polveri sottili e malattie cardiache, neurologiche ed oncologiche. Tutti possono esserne colpiti, ma le categorie più a rischio sono i bambini, gli anziani e le donne in gravidanza. Appare evidente che con questo problema, chi vive in Campania corre rischi molto seri, spesso nella piena inconsapevolezza.
Conseguenze del consumo di suolo: addio al verde
La prima conseguenza immediatamente evidente relativa al consumo di suolo è la scomparsa del verde. Scompaiono i prati, e i boschi perdono volume. Di conseguenza si vive in aree urbane in cui il suolo è incapace di generare risorse utili all’uomo. L’assenza di alberi favorisce l’aumento delle temperature estive, in quanto, l’assenza delle loro chiome non permette di filtrare i raggi solare, che invece, battono direttamente sull’asfalto. Gli alberi inoltre, sono un ottimo strumento di difesa contro le Co2, in quanto sono in grado di assorbirne in grandi quantità.
Ma il rischio maggiore cui si va incontro quando si impermeabilizza il suolo si chiama dissesto idrogeologico. Un problema molto serio, le cui manifestazioni drammatiche sono state evidenti in tempi molto recenti ad Ischia e in Emilia Romagna. Basta un solo evento piovoso straordinario per trasformare le strade asfaltate in fiumi navigabili e ad allagare i primi piani degli edifici. Questo accade perché quando la pioggia cade, non ci sono alberi o terreni in grado di raccogliere l’acqua in eccesso.
E le leggi?
Gli eventi speculativi e l’incuria della salute delle persone in Campania, non avvengono in uno stato di totale anomia, anzi. I riferimenti normativi esistono, ma vengono disattesi o ignorati. L’assenza di controlli e monitoraggi capillari fa il resto. In merito alla qualità dell’aria, la Regione Campania dispone della legge regionale 36/2020, “Disposizioni urgenti in materia di qualità dell’aria”. La legge dispone tra le altre cose, il divieto di combustione all’aperto, divieto di sosta con motore acceso e potenziamento dei controlli di impianti termici a combustione legnosa.
Per quanto riguarda il consumo di suolo, il problema spesso sta nelle frequenti deroghe arbitrarie degli amministratori al piano regolatore. Ad ogni modo, molti comuni dispongono di normative riguardo le percentuali di suolo da lasciare permeabili quando si realizzano nuovi immobili. In generale tale percentuale è di circa il 30%. Purtroppo però, quando si costruisce, si tende a cementificare il 100% del lotto in costruzione.
A proposito di consumo di suolo, qualcosa sembrerebbe muoversi, dal basso questa volta. Una serie di movimenti di cittadini, associazioni, intellettuali e semplici attivisti della provincia napoletana, hanno dato vita al progetto “Rigenera”, che consiste in una proposta di legge regionale contro il consumo di suolo. L’iniziativa è stata presentata in una tre giorni entusiasmante, dal 26 al 28 ottobre all’ex-Ilva di Bagnoli.
Cosa occorre davvero
Occorre un cambio di passo, sociale e culturale. Quella che passa come un interesse di pochi verso l’ambiente, è una vera e propria emergenza, sanitaria e sociale. In Campania si fanno i conti tutti i giorni con delle conseguenze che ancora in molti non ritengono collegate ai fenomeni inquinanti. La spinta dal basso, quella dei cittadini e degli attivisti, può essere la chiave di volta per sensibilizzare il mondo della politica verso questi temi, ma occorre un freno alla speculazione. Un obiettivo che può sembrare lontano, ma a volte, le battaglie si finisce per vincerle.






