Si celebra oggi, 20 Novembre la Giornata Universale per i diritti dell’infanzia. Sono passati 31 anni da quel 1989, quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, approvò la Convenzione Internazionale per i Diritti dell’Infanzia. Un provvedimento che, portò un vero e proprio capovolgimento nella modalità con cui venivano considerati i bambini fino a quel momento. Si stabilì pertanto, che i minori non sarebbero più stati un semplice oggetto di protezione, ma dei soggetti titolari di diritti a tutti gli effetti. Ai minori furono riconosciuti, il diritto all’infanzia, il diritto alla sopravvivenza, alla salute e ad un’istruzione adeguata. Non ultimi furono poi attribuiti altri diritti essenziali, come quello all’identità ed alla libertà di espressione. Con la Convenzione, i bambini vennero finalmente considerati come vere e proprie persone, tasselli della società, come tutti gli altri e titolari di diritti e doveri. L’ulteriore svolta che il Trattato infuse, fu dare una spinta decisiva alla legiferazione in materia di diritti dei minori in numerosi paesi, dove questi diritti venivano (e vengono) sovente calpestati. La Convenzione sui Diritti dell’Infanzia, è infatti, ancora oggi, uno dei trattati con il maggior numero di ratifiche: 196 (grande assente gli Stati Uniti, i quali hanno firmato ma non ratificato. Si tratta dell’unico stato al mondo). Grazie ad essa sono state introdotte leggi a divieto delle punizioni corporali nei confronti dei minori ed a sanzione di chi abbandona o abusa su di essi.
Al di là degli aspetti puramente giuridici, che lascerebbero intendere un quadro normativo totalmente a favore del minore, bisogna ammettere che c’è ancora qualcosa da fare in termini di riconoscimento pieno dei diritti dell’infanzia. Sicuramente, la Convenzione ha permesso un notevole balzo, ma la realtà ci pone davanti uno scenario decisamente diverso e variegato. Ormai è cosa nota che alcuni di quei principi menzionati non vengono applicati, dagli stessi Stati che hanno ratificato la Convenzione. Per milioni di bambini, il primo diritto negato è proprio il diritto all’infanzia: sfruttamento del lavoro minorile, prostituzione e bambini soldato, sono alcuni dei tragici esempi che le cronache ci hanno insegnato. La fame, la sete, l’istruzione e l’accesso alle cure mediche sono, per molti bambini ancora problemi principali e, talvolta irrisolti del vivere quotidiano. Secondo le previsioni di Save the Children, a fine 2020 saranno 700 milioni i minori che vivranno sotto la soglia di povertà, una condizione derivata ed aggravata dal Covid-19 ed il conseguente rischio sanitario, oltre che economico.
Quanto appena descritto potrebbe lasciar intendere che, il discorso relativo alla povertà ed ai diritti negati ai minori sia un problema esclusivo del cosiddetto Terzo Mondo, di qualche sperduta località africana. Invece non è così. Si stima che, in Italia, ad esempio, sono più di un milione i minori a cui, viene negato qualche diritto. In particolare sono molti i bambini che vivono in situazioni di disagio sociale ed economico, con conseguenti fenomeni quali dispersione scolastica ed abbandono. La pandemia poi, ha messo davanti agli occhi di tutti lo spettro delle diseguaglianze sociali, con la didattica a distanza. Una misura sicuramente doverosa, atta a limitare gli spostamenti dei minori, ma che ha fatto riscontrare il grosso problema che, a livello globale viene chiamato digital divide. Per digital divide si intende una condizione che divide nel vero senso della parola, la popolazione che ha accesso ad internet, da quella che non ce l’ha, creando un vero e proprio disagio. Molte sono le famiglie in cui, c’è un solo dispositivo elettronico, con conseguenti difficoltà per i minori di queste famiglie di fruire le lezioni allo stesso modo dei suoi compagni.
In questa giornata, questo 20 Novembre è bene ricordare quanti bambini soffrono e non hanno accesso ai propri diritti. Sicuramente è una giornata di celebrazione, di cui i più piccoli devono essere consapevoli ed orgogliosi. A tal proposito è significativa l’iniziativa promossa dall’Unicef di chiedere ai bambini di aggiornare i profili dei propri social con un’immagine blu. Lo stesso colore illuminerà gli edifici storici di alcune città nel mondo, a ricordare la storica Convenzione dei Diritti dell’infanzia. Inoltre è stato anche chiesto ai bambini di disegnare un sorriso sulle proprie mascherine. Un gesto simbolico, pensando ai sorrisi dei più piccoli, che in alcuni casi non hanno motivi per sorridere, e pensando a quelle immagini dei profili social da aggiornare, per quei bambini che non hanno accesso ad internet.






