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Bambino suicida ad 11 anni: torna il dibattito sui pericoli del web

Domenico Modola di Domenico Modola
5 Ottobre 2020
in Tempi Moderni
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Bambino suicida ad 11 anni: torna il dibattito sui pericoli del web
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Napoli. La notizia del bambino di 11 anni che si è gettato dal balcone dell’appartamento in cui viveva con la propria famiglia ha fatto scalpore. Il messaggio alla mamma, l’ultimo prima di lanciarsi nel vuoto, ha invece dell’inquietante. Un fantomatico uomo col cappuccio che, il giovane sarebbe stato costretto a seguire, lo avrebbe indotto al gesto estremo di togliersi la vita. Quando una simile notizia fa il giro dei social e dei principali canali di comunicazione si crea un rincorrersi di elementi più o meno veritieri. Il 3 ottobre sono stati celebrati i funerali del piccolo e, durante la funzione il padre ha dichiarato di non conoscere i veri motivi che abbiano spinto il piccolo a compiere un simile gesto. Questo è quanto trapela di certo, dalla bocca dei familiari. Del resto si sa che la Procura di Napoli ha avviato le indagini per istigazione al suicidio.

Tra gli indiziati ci sarebbe il fantomatico Jonathan Galindo, uno pseudonimo di una persona sotto mentite spoglie che, secondo quanto emerge, adescherebbe bambini allo scopo di indurli al suicidio. Al momento sembra essere l’ipotesi più accreditata, sulla morte del bambino napoletano: una challenge. Una folle sfida dunque, che inizia con un messaggio in chat, un invito a giocare, ma che si trasforma in sfide, richieste sempre più pressanti. L’autore della sfida, costringerebbe i giovanissimi a “giocare”, utilizzando foto dei loro genitori, o dell’esterno della casa in cui vivono. Le vittime si sentono così impaurite  dalle minacce, tanto da non rivelare nulla ai propri genitori della trappola in cui sono incappati ed obbedire alle richieste della challenge. Il colpevole sembra essere, appunto Jonathan Galindo, il cui nome corrisponde a diversi profili social e non è identificabile con una persona ben definita. Le foto sui diversi profili ritraggono un uomo mascherato da Pippo in versione horror. In realtà le foto sono state rubate dall’account di Dusky Sam, noto artista che realizza maschere horror, e quindi l’uomo ritratto in foto non corrisponde al vero istigatore dei suicidi dei minori.

Questa tuttavia, resta un’ipotesi. Non vi sono certezze a riguardo e, gli apparecchi elettronici del bambino, sono al vaglio degli investigatori, che verificheranno la presenza di messaggi, chat o video che potrebbero smentire o verificare l’ipotesi della challenge. Questa possibilità sembra aver preso consistenza, soprattutto per il fatto che, fioccano segnalazioni da parte di altri genitori, i quali avrebbero bloccato sul nascere questo rischio. Non meno importante però, è il parere degli esperti: psicologi e sociologi che più volte hanno lanciato l’allarme in merito ai rischi del web e la vulnerabilità dei più giovani. Secondo alcuni esperti chiamati in causa,alla base del suicidio dell’undicenne, potrebbe esserci un problema di depressione infantile. La stessa infatti, non si manifesta in maniera palese come accade per gli adulti, tanto che il bambino sembra comunque allegro e solare, ma dentro di sé cova un male che, a quell’età è difficile da comprendere.

Voce unanime degli studiosi, che vedono nella tanto chiacchierata challenge, una possibilità remota: questa sarebbe infatti, solo indicativa della volontà di cercare delle giustificazioni lontane, che avrebbero la controindicazione di fornire comprensione a fenomeni desolanti come quello della Blue Whale e di Jonathan Galindo. I professionisti del settore infatti, puntano il dito sul periodo di grande incertezza e fragilità che è l’infanzia, una fase importante, in cui non devono mancare l’ascolto e la presenza delle figure genitoriali. In questa fase, sembrano essere molti i giovanissimi che pensano alla morte o che compiono atti di autolesionismo, ed il numero potrebbe crescere nei prossimi anni.  Il suicidio del bambino dovrebbe forse essere incluso in una problematica più ampia, un problema sociale. Gettare sulla vicenda uno scenario di terrore, può dare agio a risposte semplicistiche, rispetto ad un fenomeno che ha dei risvolti sociali piuttosto ampi. La cosa migliore sarebbe porre l’accento maggiormente sul disagio giovanile ed interrogarsi sul da farsi per intervenire ed arginare il fenomeno.

Tags: bambinosuicidanapolibluewhalejonathangalindo
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