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Fosse Ardeatine: la ferita dell’orrore nazista

24 marzo 1944: i nazisti che occupavano Roma, radunano 335 prigionieri presso le Fosse Ardeatine. Lì saranno barbaramente trucidati dalla furia nazista. Una delle pagine più nere dell'occupazione.

Domenico Modola di Domenico Modola
24 Marzo 2021
in Culture resistenti, Impronte solidali, L'altro mondo possibile
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Fosse Ardeatine: la ferita dell’orrore nazista
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24 marzo 1944: i nazisti che occupavano Roma, radunano 335 prigionieri presso le Fosse Ardeatine. Lì saranno barbaramente trucidati dalla furia nazista. Una delle pagine più nere dell’occupazione.

Si tratta di una delle pagine più nere della storia italiana, di uno dei peggiori orrori compiuti dai nazisti tedeschi, con la complicità di fascisti italiani. Le Fosse Ardeatine come luogo della strage, la dove sorgevano e sorgono, alcune rovine romane, furono luogo del massacro. Più correttamente fu un vero e proprio eccidio. Quel 24 marzo 1944 le vittime furono 335, ebrei, prigionieri politici, militari italiani e detenuti comuni. 75 di quelle vittime erano ebree; ciò assegna all’evento il triste primato di peggiore strage di ebrei compiuta sul territorio italiano. Tale eccidio fu la prova, per chi a quei tempi non lo aveva ancora capito, della crudezza con cui operavano i nazisti tedeschi come forze occupanti.

L’eccidio delle Fosse Ardeatine fu un atto di rappresaglia. Il giorno prima in via Rasella, 33 soldati tedeschi erano stati uccisi da un attentato partigiano. D’altronde lo scenario era particolare. L’Armistizio di Cassibile era stato firmato, il Re era in fuga e Roma era stata dichiarata Città aperta. Piccoli gruppi di resistenza italiani, si organizzavano in città per fronteggiare l’occupazione nazista che metteva in discussione lo status “aperto” di Roma. Le truppe naziste erano visibilmente nervose per i continui attentati a loro danno che mettevano in discussione anni di soprusi incontrastati. L’occupazione nazista era improntata sul terrore e sulla rappresaglia indiscriminata: per ogni soldato tedesco ucciso, dieci italiani dovevano essere passati per le armi.

In questo scenario, i membri del Comitato di Liberazione Nazionale, soldati e semplici cittadini, si riunivano in piccoli gruppi per fronteggiare il nemico nazista. Per questo motivo, i nazisti, presenti in numero ridotto nella Capitale, mostravano molta tensione e particolare ferocia. E fu proprio in tale ottica che avvenne l’eccidio. Dopo l’attentato di via Rasella, le autorità naziste a Roma, il fedelmaresciallo Kesserling ed il generale Mälzer avevano ricevuto ordini di compiere l’eccidio nel giro di 24 ore per dare un segnale di forza alla comunità. Tuttavia la scelta dei nomi dei condannati, la scelta del luogo e l’esecuzione stessa, vennero svolte in totale segretezza, onde evitare incursioni di partigiani o la rabbia della popolazione. Anche il luogo deputato all’esecuzione non fu casuale: le Fosse Ardeatine. Una cava di tuffo con alcune grotte, utili per occultare i cadaveri, facendo saltare gli ingressi con l’esplosivo.

Non venne fatta alcuna comunicazione alla cittadinanza, non un manifesto, non un messaggio radio. La popolazione era totalmente allo scuro. Solo le autorità lo sapevano, anche quelle di Salò, che mostrarono un chiaro disinteresse nei confronti delle sorti di partigiani, ebrei e soldati. Nemmeno i condannati stessi furono informati sulla loro sorte. Erano tutti detenuti per qualche motivo e quando furono portati a mani legate sul luogo dell’esecuzione, poterono solo intuirlo. Il colonnello Kappler guidò l’esecuzione dei condannati. Vennero condotti in gruppi di 5 nelle grotte ed ognuno doveva dire il proprio nome, in modo da poter controllare sulla lista. Dopodiché il condannato veniva fatto inginocchiare e colpito con un proiettile al collo. Alla fine le vittime furono 335. I 5 in più furono trovati per sbaglio, nella forsennata ricerca del numero esatto di condannati. Ma ormai quei 5 avevano visto tutto, così i tedeschi condannarono anche loro.

Sull’eccidio, ancora oggi nessuno riesce a stigmatizzare l’efferatezza dei fatti. La furia vendicativa e la bestialità pragmatica con cui venne condotta l’operazione nazista è degna di biasimo anche dalle fonti più vicine a quell’ideologia. Ad ogni modo i cadaveri dei 335 uccisi furono scoperti pochi giorni dopo da alcuni frati salesiani. Dopo un mese invece, i partigiani di Bandiera Rossa, onorarono per la prima volta le vittime delle Fosse Ardeatine, giurando vendetta per il massacro. D’altro canto furono i partigiani e la popolazione ad indignarsi per l’evento. Mussolini invece sminuì l’evento, affermando che la rappresaglia fosse legale. Peccato che già all’epoca vigeva la Convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra, che vietava la rappresaglia.

Le vittime identificate erano appartenenti a formazioni clandestine di Resistenza militare; partigiani di Bandiera Rossa; membri di Giustizia e Libertà; massoni; ebrei. Altri erano detenuti per piccoli crimini ed altri ancora, prigionieri di un rastrellamento fatto a caso, per totalizzare il numero richiesto dalle autorità naziste. L’eccidio delle Fosse Ardeatine rimane ancora oggi una ferita aperta. Come accade troppo spesso per i criminali di guerra, i responsabili dell’eccidio, ebbero condanne che non rendono giustizia alla memoria di 335 vittime innocenti. Kesserling, condannato al carcere a vita, venne scarcerato per motivi di salute, mentre Kappler, evase dal carcere militare del Celio e fece ritorno in Germania.

Quest’anno le celebrazioni per l’eccidio delle Fosse Ardeatine saranno in forma ridotta. Ciò che non deve mai ridursi però è la memoria: gli episodi di fredda crudeltà, la forsennata sete di vendetta dei tedeschi e l’odio indiscriminato. Ricordare l’efferatezza ed i crimini di guerra, in primo luogo per far si che non abbiano più a ripetersi periodi del genere. Ma la memoria ed il ricordo vanno anche alle vittime delle Fosse Ardeatine, quei 335, molti dei quali partigiani e combattenti. Incarcerati ed uccisi perché volevano liberare l’Italia dall’occupazione nazista, vedere Roma finalmente libera e la pace ripristinata. Quei coraggiosi fecero parte di quel bel movimento chiamato Resistenza. Un movimento che sempre deve essere ricordato.

Tags: culture resistentifosse ardeatineImpronte socialinazismopartigianiresistenzaresistenzasociale
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