Qualche domanda a Tommaso Primo sui nostri temi: la narrazione delle marginalità descritte come “luce nel buio”, l’amore come arma contro tutti i
mali e la ricerca della leggerezza nella sua musica.
D. : Nella tua musica, tra le immagini che crei, tra i versi e le sonorità emerge sempre una fotografia di realtà che nessuno guarda; quelle storie un pò marginali. Cosa vuol dire raccontare queste storie per te?
R. : Lasciavo sempre una dedica sul vinile di “Favola nera”, una frase che recitava così: “La luce a volte è nel buio”. Credo che nell’umanità perduta, nelle anime abbandonate, negli occhi persi, ci sia una raffinata e poetica consapevolezza dell’amore. Racconto queste sfumature perché ho paura che “il vento” le porti via.
D. : Lo dici ai concerti e lo si intuisce dai brani, che per te, l’unica forza in grado di sconfiggere il male è l’amore. Come si applica questo concetto al periodo storico che stiamo vivendo?
R. : Superando le nostre barriere. Amare è un atto difficilissimo, prevede già nella sua azione una forma di legame (ma anche di possesso, penso all’amore
per i figli). Non cancelleremo mai il male dall’esistenza, fa parte della natura umana, ma possiamo allargare il nostro amore. Far parte di qualcosa.
D. : Pensi che per un musicista sia complicato esprimersi liberamente? Ritieni che prendere posizione in maniera pubblica possa rendere difficile il lavoro?
R. : L’arte è il mezzo più forte per cominciare ed empatizzare fra gli esseri umani. Il potere lo sa. Quindi si, prendere posizione può ostacolare il cammino di un artista.
D. : Dicci di più sulla musica: a cosa stai lavorando? Ci sono anticipazioni sul prossimo album? Di cosa parlerà?
R. : Sto rincorrendo la leggerezza.







