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Scuola di italiano per stranieri: l’A,B,C come integrazione

Redazione di Redazione
16 Febbraio 2026
in Culture resistenti, Impronte migranti, Impronte solidali, L'altro mondo possibile, Tempi Moderni
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Scuola di italiano per stranieri: l’A,B,C come integrazione
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Associazioni e cooperative si impegnano costantemente per insegnare l’italiano agli stranieri. In un’Italia che esclude, c’è chi va controcorrente aiutando i più fragili.

Se lasciare il proprio paese può essere complicato, altrettanto è imparare la lingua del luogo d’approdo. L’italiano poi, si presenta con una grammatica complessa e con un parlato che spesso è diverso dallo standard. Imparare la lingua, comunque, è il primo passo per costruire il proprio percorso in Italia, anche a dispetto di politiche governative che paiono smantellare il sistema d’accoglienza.

Per questo, dall’impegno della Rete Vesuviana Solidale e delle Associazioni YaBasta, Nova Koinè e Melagrana, nonché della Cooperativa Sociale Koinè e dall’interazione con la comunità migrante del territorio nasce il progetto della Scuola di Italiano per Stranieri. L’idea è offrire un supporto che aiuti i migranti presenti sul territorio a trovare la propria dimensione e ad orientarsi nel groviglio burocratico e, spesso ghettizzante del vivere in Italia. La Scuola di Italiano si propone quindi, come vero e proprio strumento per uscire dalla marginalità.

Al momento la Rete è presente con dei presidi in due territori: quello nolano – vesuviano con scuole situate a Marigliano, Scisciano e San Giuseppe Vesuviano, e quello della Valle di Suessola con due aule presenti al Centro Melagrana, a San Felice a Cancello.

Attualmente si contano oltre 200 studenti provenienti da varie parti del mondo: Pakistan, Marocco, Bangladesh, Nigeria, Ucraina, Togo, Albania, Egitto, Algeria, Ghana, Senegal. Si tratta di vite, di storie e di culture che si intrecciano e che trovano accoglienza e diritti tra i banchi di scuola. Per molti si tratta del primo approccio in assoluto alla lingua italiana, una difficoltà non da poco, alla quale sopperiscono insegnanti e tutor, che volontariamente prestano il loro tempo alla causa. Si parte dall’alfabeto e si prosegue con le sillabe, i suoni e l’associazione delle immagini alle parole. Poi il tutto viene modulato anche per rispondere alle esigenze della classe. Agli insegnanti, il compito di spiegare ma anche di comprendere quando fermarsi e quando è il caso di andare più lentamente per far sì che nessuno rimanga indietro.

Poi ci sono le classi più avanzate, quelle in cui gli stranieri riescono a formulare frasi e discorsi più complessi e avanzati, dove si attende solo il prossimo passo: quello dell’esame. L’esame di lingua italiana, certificato dall’Università degli Studi di Perugia, con la quale è attiva una convenzione conferisce un attestato in base al livello raggiunto. Un documento utile e a volte fondamentale per le procedure burocratiche, gli incontri in prefettura o come documentazione per coloro che cercano casa.

Insomma, la Scuola di Italiano costituisce un presidio, una misura di contrasto alle marginalità, una struttura solidale che si occupa dei migranti, una categoria sempre più esclusa dalle politiche di integrazione.

Tags: impronte migrantiImpronte socialiscuolta di italiano
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