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Anziani e provincia: l’isola d’asfalto limita l’autonomia

Domenico Modola di Domenico Modola
18 Settembre 2026
in Culture resistenti, L'altro mondo possibile, Tempi Moderni
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Anziani e provincia: l’isola d’asfalto limita l’autonomia
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Oltre gli stereotipi dell’invecchiamento: la voce di chi vive la strada ogni giorno indica le priorità per un’architettura urbana a misura di tutti.

L’Estate più calda mai registrata e la più fresca del nostro futuro. Così è stata definita dagli esperti l’estate del 2026. Una stagione durata tantissimo e che è costata la vita a migliaia di persone, molte di queste, anziane. Secondo il Ministero della Salute, in Italia si è registrato un aumento della mortalità del +5% tra gli over 65 per problematiche legate al caldo. Scandagliando i dati, emerge che tra questi, quelli maggiormente esposti sono gli anziani con una fascia di reddito medio-bassa, che non possono permettersi un condizionatore o altri mezzi per trovare refrigerio. Per questa categoria di persone, l’unica chance è abbandonare le dimore roventi e scendere in strada a cercare zona d’ombra, parchi, panchine dove stare al fresco. Già, ma com’è organizzato l’arredo urbano ai tempi di un riscaldamento climatico che ha fatto diventare l’estate italiana un fenomeno tropicale?

La routine

Angelo M. ha 90 anni, vari acciacchi dovuti all’età e deambula con un girello. Vive a Brusciano, in Provincia di Napoli e non vuole saperne di farsi accompagnare da qualcuno, parente o badante che sia. Deve fare tutto da solo, “finché la testa è ancora buona”, dice. La temperatura segna 35 gradi già alle 9 del mattino e l’umidità appiccica i vestiti addosso. Per strada in paese, ci sono solo loro, gli anziani, incuranti di tutti gli avvertimenti dei medici e dei tg, che dicono di fare attenzione e di non uscire nelle ore più calde. Ma d’altronde, come dice Angelo, oramai ogni ora è calda.

L’illusione del parco pubblico

Siedono sui gradini di un negozio chiuso, all’ombra dei palazzi. Di alberi, nemmeno l’ombra, è il caso di dirlo. Ma dietro casa di Angelo c’è un parco, o per meglio dire, ci sarebbe. In via Sandro Pertini, effettivamente esistono due aree verdi, ma sono il frutto di rimaneggiamenti di varie amministrazioni comunali; ognuna ci ha messo qualcosa di suo, finendo per rovinare quello che poteva essere un bel polmone verde di questo comune metropolitano. Gli alberi ci sono, ma sono quattro palme spelacchiate, forse morte, e non fanno ombra. Al posto delle panchine ci sono dei muretti in cemento, sporchi per la polvere e per la vernice scadente usata per dipingerli. Qui e lì erba incolta, pezzi di pavimentazione divelti, tombini scoperchiati, cocci di vetro e deiezioni canine. Nessuno ha il coraggio di chiamarlo parco. E nessuno ha il coraggio di trascorrervi del tempo seduto, nemmeno un anziano.

I confini ristretti dell’autonomia personale

Angelo e i suoi amici, tutti più o meno coetanei sono ancora determinati, in grado di fare tante cose, nonostante gli acciacchi e gli strumenti di supporto come i girelli o i bastoni. Ma chiedendo loro se sono veramente autonomi, si comprende l’esistenza del problema. Brusciano è un esempio, ma la provincia napoletana genera questa situazione: gli anziani appaiono autonomi, determinati, sereni nelle loro cose, ma solo perché sono riusciti a costruirsi una routine nel piccolo spazio che la propria fisicità gli ha concesso in base all’età che avanza.

Marciapiedi e trasporti: il percorso a ostacoli

I paesi sono davvero a misura di anziano? Per comprenderlo basta seguire Angelo mentre si reca in farmacia. C’è la solita auto parcheggiata sulle strisce pedonali e gli impedisce la discesa. I marciapiedi sono leggermente sconnessi ed esporsi ponendo il girello in avanti potrebbe essere pericoloso. È costretto quindi a fare un giro ampio e raggiungere le prossime strisce pedonali per attraversare una semplice strada. Alla farmacia prende le medicine e si prenota da solo delle visite di controllo che gli ha prescritto il medico curante. Ma sa bene che, uno dei suoi figli dovrà prendere permessi dal lavoro per accompagnarlo. Perché la stazione della Circumvesuviana è lontana dal centro del paese e non ci si può arrivare a piedi, e poi, i treni, non si sa nemmeno se ci sono e quando ci sono. E pure se ci fossero? Un anziano potrebbe salire tranquillamente? Troverebbe posto a sedere? Troppo complicato. E gli autobus? Ci sono, ma l’orario va ad interpretazione. Ritardi, traffico, sovraffollamento, corse cancellate. Un anziano non ci pensa nemmeno ad aspettare sotto al sole  – perché mancano anche le banchine – un autobus che non arriverà mai.

Progettare il futuro ascoltando l’esperienza

Parlando con Angelo e col gruppo di anziani suoi amici, che quotidianamente si riuniscono sui gradini della saracinesca, emerge tanta frustrazione, ma anche consapevolezza. Tuttavia non si rassegnano. Chiedendo loro cosa pensino manchi a Brusciano e in generale alla provincia e alla regione, hanno idee chiare. Chiedono parchi, aree verdi, alberi sotto cui ripararsi, perché stare al fresco in casa va bene, ma la socialità va coltivata, e loro devono scendere e farsi la cantata mattutina. Dimostrano frustrazione perché non vorrebbero mai gravare sui familiari, costretti a prendere permessi dal lavoro per ritirare i farmaci o accompagnarli alle visite mediche. Quindi, pensano che la soluzione sia un servizio offerto dai comuni, che si occupi di accompagnare le persone anziane a fare “i servizi”. Vorrebbero fare come un tempo: andare a Napoli, a Mergellina e vedere il mare, ma vorrebbero che i treni gli garantissero di poter andare e venire in totale autonomia. Ecco, spesso siamo portati a pensare agli anziani come persone ancorate al passato, che vedono solo nel tempo che fu, un modello di vita migliore; forse invece, dovremmo ascoltare le loro voci, perché sono quelle in grado di pianificare l’urbanistica non solo a misura d’anziano, ma a misura d’uomo.

Tags: anzianiImpronte socialiriflessioniurbanistica
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