Dal significato storico della Memoria del 27 gennaio alle responsabilità dell’oggi
A cura di Francesco Madonna, Presidente Comitato Provinciale dell’ANPI – Associazione Nazionale Partigiani d’Italia
Come tutti gli anni, anche questo 2026 ci fornisce le occasioni per ripensare ai mesi che ci attendono, riprendendo a riempire le nostre agende.
Certo i primi giorni di questo nuovo anno non sono stati semplici, tra l’immane tristezza per le giovani viste spezzate a Cras Montana e lo sgomento per l’attacco degli Stati Uniti al Venezuela: due eventi, che nella loro apparente distanza, rappresentano la deriva della nostra società, sempre più lontana dal senso di umanità, del rispetto delle persone, delle regole, degli accordi, delle istituzioni, unicamente votata al guadagno e all’accaparramento di ricchezza e risorse, in qualunque modo, con qualunque mezzo.
Con il cuore pesante scorriamo il calendario e l’attenzione si ferma su una data estremamente importante di questo primo mese di Gennaio: la Giornata della Memoria del 27 Gennaio, istituita il 20 Luglio 2000 con legge n.211 (come designato poi dalla risoluzione 60/7 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 1º novembre 2005)
«art.1 – La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
art.2 – In occasione del “Giorno della Memoria” di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere»
Un celebrazione fondamentale per la nostra Repubblica, che ci richiama a ciò che la brutalità umana può generare, a dove può condurre l’odio quando diventa sistema e istituzione, e a quanto sia ancora oggi necessario vigilare, giorno dopo giorno, contro ogni forma di nostalgia o tentativo di ritorno all’oscurità. In questo impegno l’ANPI ha svolto e continua a svolgere un ruolo essenziale, soprattutto in una fase storica come quella attuale, affinché non si spezzi il filo della Memoria che unisce chi ha combattuto per la Liberazione del nostro Paese al sogno di un mondo di liberi e uguali, traducendo quei valori di giustizia e libertà nella nostra Costituzione, a beneficio delle nuove generazioni.
Per questo, con grande attenzione e senza lasciarsi strumentalizzare dalle convenienze di parte, diventa imprescindibile saper individuare i segni dei nuovi fascismi e delle nuove forme di oppressione, che travalicano i confini della storia e si ripresentano oggi con rinnovata protervia e arroganza.
Con la stessa attenzione, rivendichiamo il diritto di parlare con libertà, senza timore di etichette, semplificazioni o incasellamenti, affermando che l’orrore del nazifascismo trova oggi incarnazione in tragedie contemporanee sotto i nostri occhi: un nuovo imperialismo aggressivo che talvolta sfocia in vero e proprio bullismo di stato, una rinnovata corsa agli armamenti, la spartizione del potere e delle aree di influenza.
Tutto sembra di nuovo lecito e giustificabile, tutto è concesso a chi mostra i denti e i muscoli, a chi esibisce forza e minaccia. Torna così di nuovo possibile invadere Paesi sovrani, rivendicare territori con la violenza, rovesciare governi, compiere il genocidio del popolo palestinese — uomini, donne e bambini — attraverso bombe, distruzione e fame.
Per l’ANPI di Caserta celebrare quindi oggi la Giornata della Memoria significa dire NO a quanto rivelato dall’apertura dei cancelli di Auschwitz ma significa anche e soprattutto dire NO a quello che torna ad accadere oggi, in cui nuove forme di fascismo si presentano, tollerate e spesso supportate da comunità, istituzioni e governi.







