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USA: la violenza dell’ICE e quel “modello” da non imitare

Domenico Modola di Domenico Modola
16 Febbraio 2026
in Impronte migranti, Impronte solidali, L'altro mondo possibile, Tempi Moderni
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USA: la violenza dell’ICE e quel “modello” da non imitare
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Due omicidi a sangue freddo, decine di feriti e migliaia di deportati in una prigione del Texas. Questo l’operato dell’ICE, la milizia anti-immigrazione che sta violando tutti i diritti fondamentali

Stati Uniti: ha fatto il giro del mondo l’omicidio dell’infermiere Alex Pretti, ucciso a sangue freddo da un poliziotto dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement) a Minneaopolis, solo perché aiutava una donna ad alzarsi in piedi durante un’incursione dei militari. Pretti stava riprendendo tutto con il suo smartphone e per questo è stato prima intimidito, poi messo a terra da 7 agenti, poi freddato con 5 colpi di pistola. Si tratta del secondo omicidio in pochi giorni, preceduto solo dal caso di Renèe Nicole Good, poetessa, uccisa nella stessa città, con la stessa brutalità mentre era nell’abitacolo della sua auto.

Per entrambi gli episodi, Trump e il suo establishment hanno dichiarato che si trattava di terroristi, che erano armati o che gli agenti dell’ICE hanno agito per difendere la propria incolumità. Le testimonianze smentiscono queste versioni e i video confermano che la vita degli agenti non è mai stata in pericolo. Oltre ai due casi eclatanti, decine di video denunciano aggressioni, spari a lunga distanza e persino l’arresto di due bambini di 2 e 5 anni.

Gli americani non ci stanno; in migliaia stanno scendendo in piazza in questi giorni per protestare contro le violenze dell’ICE. A Minneapolis c’è stato uno sciopero generale molto partecipato; stesse scene in tutto il Minnesota ma anche a Philadelphia, Seattle e decine di città americane.

L’atteggiamento violento e discriminatorio dell’ICE è acclarata. Dubbia è la procedura di reclutamento dei militari. Secondo dati ufficiali, tra di loro ci sarebbero estremisti di destra, persone inclini alla violenza e all’uso delle armi.

Le operazioni dell’ICE e della Border Patrol, polizia di frontiera, dovrebbero essere mirate all’individuazione di immigrati criminali che andrebbero poi posti in detenzione. L’ICE è nasce nel 2003, ma solo con la seconda presidenza Trump prende pieni poteri e diventa libera di esercitare a proprio piacimento, qualunque azione, anche umiliante, contro gli immigrati.

Vengono individuati migranti che non sono riusciti a regolarizzare la propria permanenza negli Stati Uniti (non è facile), e anche se ci vivono da 20 anni, hanno figli americani, un lavoro stabile e una vita americana, vengono prelevati in maniera coatta e spediti in un centro di detenzione in Texas. E non finisce lì: sui centri di detenzione esistono decine di segnalazioni in merito alla separazione dei figli dai genitori e su ripetuti abusi a danno dei detenuti.

Le violenze dell’ICE continuano, ma la protesta paga. L’attenzione mediatica e le proteste che hanno animato tutti gli Stati Uniti da Est ad Ovest, hanno sortito un effetto notevole: l’ICE ha ricevuto ordine di andare via da Minneapolis. Due morti e decine di feriti, evidentemente sono stati sufficienti.

Quello che sta avvenendo negli Stati Uniti sembra essere il culmine di una mala gestione amministrativa. Un paese fondato da immigrati, costruito sul sangue di irlandesi, italiani, cinesi e latinoamericani, si trova oggi ad avere una delle politiche anti-immigrazione più rigide al mondo.

Tags: iceimpronte migrantiImpronte socialiUSA
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