Riceviamo e pubblichiamo: riflessione a cura di Simona Saladino sulla questione dei rapporti commerciali e diplomatici tra Italia e Cina, indice di un complesso intreccio internazionale.
Inizio dei rapporti bilaterali
I rapporti Italia-Cina rappresentano un aspetto fondamentale per la politica estera italiana.
I due paesi hanno ottenuto dei vantaggi reciproci dall’istaurazione di una più consolidata “amicizia”. Oltre alle grandi opportunità di tipo economico-commerciale, i rapporti culturali tra i due paesi hanno raggiunto una sempre più forte consistenza.
Le relazioni diplomatiche Italia-Cina hanno avuto inizio ufficialmente il 5 novembre 1970, quando rappresentanti dell’Italia e della Repubblica Popolare Cinese firmarono a Parigi il comunicato congiunto per l’avvio delle relazioni diplomatiche tra i due paesi.
La normalizzazione dei rapporti diplomatici fu il risultato di un lavoro iniziato già negli anni Cinquanta, quando l’Italia non aveva relazioni diplomatiche con la RPC, bensì con la Repubblica di Cina.
Il riconoscimento delle relazioni era incentrato sulla volontà condivisa di promuovere la cooperazione in ambito economico e culturale.
Le relazioni commerciali tra i due paesi hanno conosciuto una intensificazione nel 2001, in seguito all’ingresso della Cina nella World Trade Organization.
BRI: la nuova via della seta
I rapporti commerciali tra i due paesi si sono intensificati molto negli ultimi anni.
Con il Memorandum of Understanding (MoU) firmato a Roma nel marzo 2019, l’Italia è entrata come partener della Cina nel progetto Belt and Road Initiative (BRI), -noto anche come “nuova via della seta” – inaugurato dal Presidente cinese Xi Jinping nel settembre 2013.
Si tratta di un progetto nato originariamente con lo scopo di collegare la Cina ai mercati dell’Europa Occidentale via terra e via mare.
La BRI è stata progettata per favorire l’aumento della connettività e dell’integrazione internazionale della Cina non solo sul piano logico, commerciale e infrastrutturale, ma anche culturale, con l’obiettivo di ampliare il soft power cinese, energetico e finanziario, fino ad essere oggi un vero e proprio strumento della politica estera cinese.
La BRI mira ad aumentare l’influenza e il peso della Cina nel mondo, sia sul piano economico che su quello politico-militare. Attraverso i progetti BRI, la Cina si sta dotando della capacità di estendere il proprio braccio geo-strategico oltre i confini regionali.
L’Italia, in questo progetto, è uno snodo strategico, in quanto rappresentala porta di ingresso delle merci cinesi in Europa.
Il memorandum è stato accompagnato da una serie di accordi commerciali, compresi due accordi che, sia il Porto di Genova sia il Porto di Trieste, hanno concluso con l’impresa di stato cinese China Communications Construction Company (Cccc).
L’investimento della Cina a Trieste è una questione non solo di dimensione delle attrezzature, ma anche di continuità geografica. La prossimità di Trieste al porto del Pireo la rende una scelta ottimale per le imprese cinesi, desiderose di espandere ulteriormente i loro network in Europa orientale.
I rapporti Italia-Cina durante la pandemia da COVID-19
Il 2020 doveva essere un anno speciale nelle relazioni bilaterali tra Italia-Cina, essendo il 50°anniversario dall’inizio delle relazioni diplomatiche tra i due paesi.
Le celebrazioni per il cinquantesimo anniversario del 2020 sono state organizzate nell’ambito di un progetto denominato “L’Anno della cultura e del turismo tra Italia e Cina”, che prevedeva vari eventi, esposizioni e mostre nei due Paesi.
La diffusione del virus, partito dalla provincia cinese di Wuhan, ha colpito duramente quasi tutti i paesi del mondo, uno fra i primi l’Italia, facendo sprofondare il paese in una profonda crisi sanitaria pubblica.
Durante la pandemia, i due paesi hanno mantenuto i loro rapporti commerciali. Uno dei problemi principali per l’Italia era la mancanza di scorte sufficienti di attrezzature sanitarie, tra cui mascherine e ventilatori, di cui la Cina era uno di principali produttori al mondo.
È stato allora che la RPP ha fatto leva su uno dei pilastri della BRI, la “Health Silk Road” o la cosiddetta “Via della Seta della Salute”.
Tuttavia, la “diplomazia delle mascherine” cinese, ovvero l’ostentazione delle donazioni di attrezzature mediche, si è dimostrato essere uno strumento carente per ripristinare la reputazione internazionale del Paese come potenza responsabile.
Cambio di atteggiamento: Draghi e la sua maggior propensione verso l’Atlantismo
La posizione filocinese, mostrata dal precedente Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, è stata modificato con l’arrivo di Mario Draghi. Con varie decisioni sia diplomatiche sia di politica economica del Presidente del Consiglio, è stato reso evidente che l’Italia è tornata ad allinearsi alle posizioni del resto dell’Europa occidentale, è tornata alla sua posizione atlantista ed europeista.
Questo ritorno alla sua politica di sempre è stato esplicitato con alcuni gesti diplomatici: Draghi ha dichiarato, nel G7 del luglio scorso, ha sostenuto con convinzione le politiche degli Stati Uniti per contrastare l’avanzata dell’influenza cinese, compreso un piano infrastrutturale esplicitamente in concorrenza con la Belt and Road.







