Autotrasportatori, venditori ambulanti e agricoltori del casertano, si uniscono alla protesta che sta interessando il Sud Italia. Presidio lungo via Nazionale e disagi per denunciare i problemi legati all’aumento del costo del gasolio.
C’è tensione lungo la SS 265, a Maddaloni. Decine di camionisti, agricoltori e venditori ambulanti occupano gli spiazzi adiacenti in segno di protesta. Si riuniscono per scioperare contro il carovita, l’aumento del prezzo dei carburanti e dei beni di prima necessità. Lungo la strada ci sono camion di grossa cilindrata, furgoni, camioncini. La circolazione procede a singhiozzo. Ovunque ci sono capannelli di lavoratori che discutono dei loro problemi. Qualcuno ha passato la notte qui, intorno a un piccolo fuoco per tenersi al caldo.
In mattinata abbiamo raggiunto il posto per osservare da vicino e carpire al meglio le sensazioni di chi ha messo in atto questa protesta. Abbiamo raccolto considerazioni e testimonianze e abbiamo intervistato uno di loro, un venditore ambulante. La nostra intenzione era sentire la loro voce. Per questo abbiamo posto una sola domanda:
Quali sono le ragioni di questa protesta?
«Le ragioni risiedono nel rincaro del gasolio. Come tutti ben sappiamo, l’aumento del costo della materia prima va ad influire direttamente sulle medio-piccole famiglie e sulle medio-piccole imprese. Ci troviamo quindi ad affrontare un problema molto serio: a causa del rincaro del gasolio c’è stato un aumento generale dei costi, mentre noi, come associazione di venditori ambulanti e di tentata vendita, manteniamo sempre gli stessi prezzi finali. Per questo ci troviamo in forte difficoltà.
Con questa manifestazione abbiamo voluto appoggiare gli autotrasportatori. Ieri pomeriggio ci siamo riuniti attorno a un tavolo e ci siamo organizzati subito qui in provincia di Caserta. Chiediamo che vengano riconosciute agevolazioni e misure di sostegno — sul gasolio e sulle tasse — non soltanto agli autotrasportatori, ma anche a noi venditori ambulanti. Quando andiamo nei mercati del Lazio, della Campania e di tutto il Centro-Sud, il nostro prezzo finale al pubblico rimane invariato, mentre noi dobbiamo far fronte all’aumento delle spese autostradali, del carburante e dei costi presso i grossisti.
Si può dire che nei mercati noi rappresentiamo il termometro della situazione economica: siamo un po’ come la Borsa di Milano, ma noi tastiamo direttamente il polso e le tasche delle famiglie. Ai nostri banchi viene l’insegnante, la casalinga, il ceto medio-basso; per questo viviamo quasi ogni giorno i problemi della gente.
Fino ad oggi siamo riusciti a resistere grazie al fatto che la maggior parte delle nostre sono imprese a carattere familiare. Non vi nascondo che molti di noi si portano da casa persino la bottiglietta d’acqua e la colazione pur di ammortizzare le spese quotidiane. Poi, una volta tornati a casa, ci sono le spese familiari: il figlio in palestra, a scuola, all’università. Il venditore ambulante, così come l’autotrasportatore, si trova a dover portare avanti sia la propria attività sia la propria famiglia.
Chiediamo quindi un intervento alle istituzioni, sia a livello locale che nazionale. Dal mio punto di vista, questi sono problemi strutturali che ci trasciniamo dietro dal dopoguerra ad oggi. Cerchiamo solidarietà, anche da parte della politica locale.»
Al momento non ci sono notizie riguardo la fine del presidio. La situazione appare complessa e i lavoratori attendono risposte dalle istituzioni. Risposte che però, tardano ad arrivare.






